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Pioraco

-Chiesa del S.S. Crocefisso
Sorge fuori dell' abitato, sulla riva sinistra del fiume Potenza dove anticamente passava la Cammellaria. Pregevole un dipinto a fresco, opera attribuita a Girolamo di Giovanni raffigurante il Crocefisso cui successivamente la chiesa è stata dedicata.
-Chiesa della Madonna delle Lacrime di Seppio
La Madonna della Lacrime si trova nell'omonima chiesa parrocchiale di Seppio di Pioraco, l'immagine è dipinta dal Boccati su tavola ed è datata 1466. La Tavola è il residuo di un trittico: il San Sebastiano è passato al Museo Diocesano di Camerino e il San Vincenzo è andato perduto. La Madonna ha sulle ginocchia il Bambino, ai due lati due angeli e in basso il committente. Soave è la Vergine, pieni di grazia i putti, armoniosi i colori, preciso il disegno Il miracolo del pianto si verificò nel 1521.
La Madonna della Lacrime si trova nell'omonima chiesa parrocchiale di Seppio di Pioraco, l'immagine è dipinta dal Boccati su tavola ed è datata 1466. La Tavola è il residuo di un trittico: il San Sebastiano è passato al Museo Diocesano di Camerino e il San Vincenzo è andato perduto. La Madonna ha sulle ginocchia il Bambino, ai due lati due angeli e in basso il committente.
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-Chiesa di San Francesco
La chiesa del XIV secolo, attigua al chiostro e all'ex convento francescano, dal 1984 sede municipale, fu costruita sui resti di un testro romano, e ne conserva all'esterno le linee romaniche e l'antico portale sormantato da una finestra a bifora, con l'abside poligonale L'INTERNO La chiesa presenta all'interno un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni (all'origine capriate), rifatto nel 1730. Fino al 1700 l'interno risultava tutto affrescato con la vita del santo, di cui rimangono pochi segni. Fra gli altari in stile barocco, quello fatto erigere nel 1622 dai cartai piorachesi per devozione al Crocefisso; una pregevole tela raffigurante San Carlo Borromeo, della scuola bolognese, le Via Crucis (olio su tela) del Mancini; due statue lignee del'600, l'Addolorata e l'Apostolo Giovanni e una Pietà in pietra, di fattura artigianale.
Tratto dal libro “PIORACO – Il respiro di un paese nelle sue foto”
di Mascambruni Amos

L’origine del convento e della chiesa di s. Francesco ci riconducono al medioevo: 1327. Gli umili fraticelli avevano prima un rifugio a Malpasso, isola incantevole che, ala loro partenza, fece gola ai Da Varano. I frati chiamarono un architetto sapiente a costruire in pietra bianca la chiesa romanica di s. Francesco, con abside poligonale e il “Convento” a chiostro quadrato in mattoni rossi. Pochi decenni dopo un pittore marchigiano dipinse l’edicola con la Madonna nel fondo della valle, ove nel secolo successivo i muratori tirarono su la chiesa del Crocefisso; Arcangelo di Cola vi dipinse l’Annunciazione e Girolamo di Giovanni uno dei suoi Crocefissi. Se gli affreschi elle chiese di s. Sebastiano e dell’Annunziata sono stati distrutti in tempi recenti, la tavola del Signorelli e i dipinti della chiesa del Crocifisso sono stati recuperati e testimoniano lo splendore di Pioraco al tempo della signoria.
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Data costruzione: 1300
-Chiesa di San Francesco “Antica Maestà”
Secondo la tradizione si trovava presso l'imbocco del ponte Cannaro. Fu poi trasportata nella Chiesa del S.S. Crocefisso ed adibita ad altare. Oggi gli affreschi attribuiti ad Arcangelo di Cola si trovano nella Chiesa di San Francesco
-Chiesa di San Vittorino
Antichissima chiesa plebale, con i rifacimenti degli anni 1794 e del 1945 ha perduto la sua originaria architettura romanica. Restano tracce di affreschi e un battistero in pietra del 1646. Custodisce le spoglie di S. Vittorino, patrono di Pioraco
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-Grotta di S. Vittorino
Da una piazzetta posta dietro l'Attuale Caserma dei Carabinieri di Pioraco, una targa turistica posta all'inizio di una ripida scaletta di cemento indica La Grotta di San Vittorino su un fianco del Monte Gualdo. Inerpicandosi su per la ripida scaletta si arriva ad una grotticella chiusa da un'inferriata e di ferro battuto contenente un altarino, a circa cento metri di dislivello al di sopra del centro abitato. Si tratta del luogo in cui nel VI secolo si ritirò in penitenza San Vittorino, patrono di Pioraco e fratello di San Severino, patrono e vescovo dell'omonima città. Questa grotticella richiama alla mente analoghi luoghi sparsi per i Monti Appennini in cui si rifugiarono molti Santi anacoreti nel Medioevo. A San Vittorino fu dedicata anche La Pieve, Ia più antica chiesa di Pioraco che, dopo vane ricostruzioni, dal 10 settembre 1950 conserva di nuovo le spoglie del Santo riportatevi dal Duomo di Camerino dove erano rimaste per più di 200 anni.
Inerpicandosi su per la ripida scaletta si arriva ad una grotticella chiusa da un'inferriata e di ferro battuto contenente un altarino, a circa cento metri di dislivello al di sopra del centro abitato. Si tratta del luogo in cui nel VI secolo si ritirò in penitenza San Vittorino, patrono di Pioraco e fratello di San Severino, patrono e vescovo dell'omonima città. Questa grotticella richiama alla mente analoghi luoghi sparsi per i Monti Appennini in cui si rifugiarono molti Santi anacoreti nel Medioevo. A San Vittorino fu dedicata anche La Pieve, Ia più antica chiesa di Pioraco che, dopo vane ricostruzioni, dal 10 settembre 1950 conserva di nuovo le spoglie del Santo riportatevi dal Duomo di Camerino dove erano rimaste per più di 200 anni.
Indirizzo Sentiero di S. Vittorino
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-Santuario della Madonna della Grotta
La chiesetta dedicata alla Madonna della grotta, già Madonna della carceri, è parzialmente incastonata nella viva roccia. Conserva la statua della Madonna la cui festa ricorre ogni tre anni.
Tratto dal libro “PIORACO – Il respiro di un paese nelle sue foto”
di Mascambruni Amos

La storiografia artistica ignora completamente la Madonna della Grotta. L’origine del nome è dovuto con ogni probabilità ai romiti che furono detti “inclusi o carcerati” i quali vissero qui nel ritiro. Difficile è schedare la statuina in legno dipinto e do viziosamente vestita sia per devozione sia per coprire la brutta ritintura. La somiglianza del piccolo gruppo alla molteplice produzione statutaria che si diffuse alla fine del ‘400 nelle chiese del Camerinese, non toglie originalità a questa Madonna e al su bambino scolpiti per essere collocati nell’alta grotta. Le altre immagini, tutte, abbassano le palpebre, questa le apre perché gli occhi si fissino vividissimi sui fedeli. Il bambino, che stacca decisamente la testa dal corpo materno, pone allo scultore problemi di movimento e di spazio. Per quanto la scelta iconografica appaia ancora goticheggiante, i segni del rinascimento sono più vistosi che negli altri esemplari finora esaminati dagli studiosi a seguito di restauro. A questa straordinaria Madonnina i piorachesi costruirono in diversi tempi la chiesa, parte addossata, parte nel rientro dello scoglio. In un primo tempo era solo un’edicola corrispondente pressappoco all’attuale presbiterio. Il vescovo che nel 1585 visitò l’ “Oratorium sive cappellam s. Mariae carceris”, trovò solo l’edicola o chiamò “oratorio” e “cappella” la piccola chiesa dipendente da s. Maria di Ponte Cannaro? I vescovi che nel ‘600, ‘700 e ‘800 venerarono la Madonna della Grotta furono accolti nella “chiesa”, salirono “per scalas” alla grotti cella della Madonna e tutti lamentarono che una parte della chiesa era aperta alla pioggia. Nelle visite del ‘700 cominciarono a lamentare che il Crocifisso, bell’esemplare cinquecentesco, fosse chiuso in un armadio a destra dell’altare. L’edificio sorto a pianta circolare, più tardi segnato da lesene, fu completato con l’esterno schiacciato agli angoli per introdurre l’occhio allo scoglio e, dentro, alla forma circolare. Non sappiamo quando per il tetto si trovò la chiusura definitiva. La “Madonna della carcera”, sia la statua sia l’edificio a pianta centrale, richiamano i gusti stilistici di Macereto.