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Incastonato in mezzo a tre monti che lo sovrastano, Pioraco si apre a ponente sulla vallata del fiume Potenza, in netto contrasto con la gola che si presenta a levante. Tante sono le epoche identificabili nelle tracce lasciate nel paese, dal ponte d’origine romana alle chiese trecentesche con decorazioni barocche. Il borgo è molto conosciuto per la fabbricazione della carta.
“El lune me condusse al Piorico loco tanto ameno quanto la natura havesse potuto fare…
… et chi non li vedesse non crederia mai che fra dui asperimi monti la natura havesse insito loco tanto ameno.”
Estratto della lettera di Isabella d’Este a Francesco Gonzaga, 10 aprile 1494
LA CITTÀ
Il fascino discreto di un antico avamposto romano, il colore caldo delle pietre medievali e la leggerezza di un paese appenninico ben si compendiano in Pioraco. Il borgo sorge a 441 metri di altitudine, si estende per 19,48 km² e conta una sola frazione, Seppio, a circa 3 chilometri dal centro.
Le sue radici affondano nella preistoria. Numerosi reperti raccontano di insediamenti primitivi nascosti nelle grotte dei monti circostanti.
Fu una stazio romana, Prolaqueum, lungo la Camellaria, diramazione della Via Flaminia nel tratto Nuceria – Dubios – Prolaqueum – Settempedana citato nell’itinerario di Antonino Pio.
Nel Medioevo “castel murato et ha la torre”, Pioraco sviluppò le sue antichissime botteghe per la fabbricazione della carta e divenne presidio fortificato del Ducato di Camerino durante la Signoria dei Varano.
Oggi resta un centro industriale legato alla carta, attività che continua a modellarne identità, tradizione e paesaggio.
Il territorio
L’antico Prolaqueum affonda le sue origini attorno al 215 a.C., incastonato tra tre rilievi che gli fanno da guardiani dell’orizzonte: Monte Primo (1300 m), Monte Gemmo (1254 m) e Monte Gualdo (1065 m). Il nome prope lacum richiamava la sua posizione affacciata su un lago poi scomparso nel 1660.
In origine la zona era abitata da comunità primitive, come rivelano i resti antropici rinvenuti nel territorio. Con l’età romana il paese cambiò volto, sorsero templi, un teatro, le terme e una piscina limaria destinata alla purificazione delle acque. Di quel patrimonio restano solo alcune tracce: il Ponte Marmone sul Potenza, frammenti di colonne, statue e reperti vari conservati nel municipio, nei giardini pubblici, nell’atrio della casa parrocchiale e nei musei nazionali di Roma, Perugia e Ancona.
Il prolaqueum era anche una stazione militare romana, collocata nell’area dove ora sorge lo stabilimento delle cartiere Miliani-Fabriano.
Lo stemma comunale, adottato nel 1870, raffigura un gambero posto su uno scudo in campo rosso, affiancato da una bandiera bianca e una azzurra, insieme ad armi, corazze e insegne di Roma antica. Completano il tutto i motti “Prolaqueo stazio militaris romana” e “Solertiae signum”.
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Ascolta l’audioguida di Pioraco letta dall’attore Cesare Bocci: